Calisto 2015 : ci passeresti la serata

Telefoniamo verso le 13:30 per prenotare una degustazione con praticamente preavviso nullo. “Pronto!”, risponde Stefano Berti  con voce piena, stentorea che però non manca di sapere esprimere ironia. Tutto questo si ritrova con diverse declinazioni nelle sue etichette: si sorride in amicizia con il Rossetto e il Cipria e si parla di belle fanciulle, ci si fa più rigorosi quando si va a discorrere di Sangiovese, sottozone, Predappio e Romagna. Per me, si distingue il Calisto che, dopo una riduzione iniziale, dimostra concretamente di essere un grande vino consegnando un calice giocato sulla frutta macerata, fiori essiccati e un distinto ricordo carnaceo. Non può che essere un sorso succulento, di grande impostazione, che avanza compatto e senza indugi, non lesinando su un tannino fitto, puntuale e totalizzante. Ci passeresti la serata perché è una Riserva che richiede il tuo tempo, la tua attenzione e, soprattutto, la tua cura del calice. Grazie a Stefano per l’accoglienza e grazie a Paolo Gentile per avermi accompagnato.

Grazie a te Gabriele

Di buone intenzioni …

Aprile 19

Dopo un inizio marzo primaverile e tiepido adesso un aprile uggioso e incerto, quasi freddo . Le vigne sono partite pimpanti , ci sono già i grappolini distesi e attacchi di nottue o di sigarai non ne abbiamo visti . Certo non ci sono state grandi piogge ed è difficile pensare di poter affrontare la stagione estiva con l’acqua attualmente nelle falde , per evitare il crearsi di criticità ne serve ancora e , a questo punto, si spera che la faccia diluita nel tempo ma , si sa , di buone intenzioni è lastricato l’inferno .

Qualcuno ci salverà dal mal dell’esca ?

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Stiamo ormai terminando la potatura ma in vigna ormai si cammina su decine e decine di “cadaveri” . Dopo l’annata 2018 davvero il mal dell’esca sta diventando una peste che decima i vigneti con poche o nulle speranze di potervi porre rimedio in tempi brevi , da quello che mi risulta nessuno sta cercando un rimedio serio a parte la vendita di alcuni prodotti “preventivi” e la dendrochirurgia di Simonit e Sirch , che comunque , secondo me, presentano molti limiti e la sostanziale incapacità di estirpare la malattia. Ci sono vigneti che iniziano ad avere fallanze enormi  e colleghi costretti ad abbatterne ettari ed ettari proprio per mancanza di redditività .  Qualcuno ci salverà dal mal dell’esca ?

Lo maggior corno

Lo maggior corno de la vite antica cominciò a crollarsi mormorando pur come quella cui vento affatica: indi la gemma qua e là menando come fosse la lingua che parlasse , gittò voce di fuori , e disse : ” Quando mi dipartì da Ravaldino … ”

Dal Canto XXVI della Divina Commedia

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All’invaiatura ci siamo arrivati

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Dopo aver passato gelate tardive, grandinate precoci, nottue affamate, sigarai innamorati , peronospora, oidio , erbe infestanti drogate, tignole e una spolverata di fillossera, siamo finalmente arrivati all’invaiatura, il momento in cui la buccia inizia a diventare rossa e il vignaiolo può momentaneamente tirare il fiato. Tante cose belle e brutte possono ancora succedere ma fino qua ci siamo arrivati.

Le rose e l’oidio

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Le rose poste all’inizio dei filari sono tradizionalmente  le sentinelle che ci avvisano se sta arrivando l’oidio, essendo più recettive rispetto alla vite . Per ora nè le prime nè le seconde manifestano segni della malattia , ma essendo questo il periodo più a rischio dell’anno non abbassiamo la guardia e spargiamo zolfo come se non ci fosse un domani .

Secondo giro di grandine in dieci giorni

Venerdì , verso le tre circa della notte , un violentissimo temporale si è scatenato sulla nostra zona portando venti fortissimi, acqua e purtroppo anche abbastanza grandine. Il guaio in questo caso non è tanto nel danno quantitativo ma nel fatto che alcuni chicchi colpiti non si seccheranno , ma rimarranno nel grappolo con le loro cicatrici facili prede di eventuali attacchi  di muffe soprattutto dopo la fase di invaiatura. Il nostro auspicio è che la maggior parte degli acini colpiti si secchi e caschi e che il tempo faccia la sua parte portando sole e vento .

Il lavoro in vigna ti sembra naturale ?

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Da qualche collega che fa vini naturali mi piacerebbe sapere cosa trova di naturale a stare sotto il torrido sole estivo, cercando di convincere delle piante anarchiche che il capo sono io e che devono stare alle mie regole : troverei molto più naturale stare sotto un pergolato in un’isola dell’Egeo , bevendo un Morning Glory Fizz e ascoltando la risacca.

Infettato e abbandonato

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Riuscirà il nostro grappolo di sangiovese  a salvarsi dalla peronospora unicamente con le proprie forze, infettato dalle piogge e abbandonato dal crudele vignaiolo, senza un goccio di solfato di rame o di dimetomorf , di metiram, senza una stilla di propoli o di decotto di equiseto, senza un’ombra di olio di pompelmo o di corno argilla, senza un granulo salvifico di bentotamnio o della miracolosa laminarina ?

Ravaldino : il vigneron non dorme mai

Un famoso film del 2010 di Oliver Stone aveva per titolo ” Wall Street : il denaro non dorme mai”, parafrasando umilmente  potrei scrivere” Ravaldino: il vigneron non dorme mai”. Infatti, l’anno scorso, spinti dall’entusiasmo per aver prodotto il nostro vino rosato su base sangiovese , il Cipria, avevamo deciso di fare un piccolo esperimento : abbiamo tenuto da parte qualche decina di litri di Cipria , abbiamo aggiunto una quantità misurata di mosto e poi abbiamo imbottigliato il vino dolcificato così ottenuto in bottiglie da prosecco col tappo a corona, senza aggiungere lieviti , con l’intenzione di provocare una rifermentazione spontanea in bottiglia, per ottenere quindi un vino frizzante . Devo dire che l’esperimento ha avuto un certo successo , ovviamente non perchè lo dico io che di bolle capisco davvero pochissimo , ma perchè lo abbiamo fatto assaggiare a veri “esperti” della materia e ancora adesso a distanza di oltre un anno il vino è davvero godibile . Insomma nel 2018 , visti i lusinghieri risultati ottenuti, abbiamo deciso di replicare l’esperimento di questo metodo ancestrale  su un numero un po’ più vasto di bottiglie , per poterlo poi commercializzare come nostra sesta referenza.  A questo punto quindi manca solo il nome e l’etichetta , stiamo definendo tutto in questi giorni e sicuramente da metà maggio sarà messo in vendita . La prima occasione per assaggiarlo sarà sicuramente la Cena itinerante nel DistrettoA a Faenza il 18 maggio 2018. Adesso non avrete più scuse per non bere sangiovese anche nelle torride estati romagnole .

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