Anch’io voglio un rappresentante negli Emirati Arabi

 

 Secondo i dati diffusi da Assoenologi, sulla base delle rilevazioni Istat, un litro di vino italiano negli Emirati Arabi viene venduto in media a 5,2 euro. Si tratta del prezzo più alto della media mondiale, che si attesta a due euro al litro. La Svizzera si colloca al secondo posto, con un prezzo medio di 4,15 euro, seguita dal Canada a 3,77 euro. Per quanto riguarda i trend di crescita, si segnala la Russia, dove nel 2011 in media si sono spesi 2,6 euro per un litro di vino, contro gli 1,03 del 2010 (+151%).

 

Il declino della barrique

Con il dovuto rispetto mi chiedo cosa si sia fumato  il sig Claudio Modesti per aver dato alle stampe l’ultimo suo libro dal titolo quanto mai significativo ed evocativo: “Nuovi orizzonti dell’abbinamento cibo-vino e il declino della barrique”. 

Sono a Faenza alle prese con i Sangiovese di Romagna, ma sono pochi, per cena sono a casa …

“…I Sangiovese di Romagna fatti in collina da aziende serie sono in aumento, ma nessuno se ne accorge o non vuole accorgersene. E allora, nonostante gli sforzi, l’impegno e la buona organizzazione, di giornalisti a Faenza ne ho visti pochi, troppo pochi. Vuoi mettere la differenza che c’è rispondendo al telefono: «scusami, ma sono a Montalcino ad assaggiare i Brunelli, ce n’avrò per due giorni», invece di dire «sai, sono a Faenza alle prese con i Sangiovese di Romagna, ma sono pochi, per cena sono a casa». Con la due giorni di Montalcino c’è gente che campa di rendita tutto l’anno, mentre col Sangiovese di Romagna di rendita non campa nessuno. E allora acriticamente “evvivala Romagna, evviva il Sangiovese”? No di certo, perché anche in Romagna il clima degli ultimi anni non ha di certo agevolato il mestiere di vignaiolo. Si è sempre dovuto fare i conti con stagioni che partivano bene e finivano male o viceversa partivano male e finivano bene, ma in entrambi i casi i problemi si creano; opposti se volete, ma sempre di problemi si tratta. E raddrizzare le annate storte non è cosa semplice e, soprattutto, non è cosa da tutti: qualcuno ci riesce perché ha grandi vigne; qualcun altro non ci riesce del tutto perché le vigne sono quel che sono; qualcun altro, infine, cerca scorciatoie che non portano da nessuna parte o dalla parte sbagliata. Già c’è un mercato che deprime e avvilisce anche i più ottimisti, se poi ci si mette anche il cielo, che non ti dà una mano e aumenta dispiaceri e sofferenze, persino l’innato sorriso godereccio dei romagnoli traballa e vacilla. Eppure non c’è regione del nord che sia cresciuta qualitativamente come  la Romagna…”

By Seminario Veronelli

Montevertine augura alla repressione frodi “un bel cristere di ghiaia”

Prima che mi mettano in galera ( mah, ti dirò…vuoi mettere che goduria mangiare a spese dello stato?), vorrei chiarire che:

1) a questi funzionari avevo anche augurato un cristere a ghiaia, ma forse non si può dire.
2) quest’ etichetta è la stessa da vent’anni, e questi solerti funzionari allora dov’erano?
2b) forse dove meriterebbero di essere, tipo a pettinare acciughe o a contare i granelli di sabbia in versilia a scopo statistico.
3) io la multa, anche a costo di far pasteggiare il mio avvocato a Salon tutta la vita, col cazzo che la pago.

Per Alessandro, vienici te a provare a seguire tutte le regole, poi ne parliamo. Simpaticone.

By Intravino

Nausea da Vinitaly ?

Mi era venuta un pò la nausea di tutto quel chiacchiericchio pseudo-tecnico intorno ad un calice assaggiato in mezzo alla ressa, al casino, alla bolgia delirante di decine di fiere, piccole o grandi che fossero. Che il vino a me è sempre piaciuto berlo a larghe sorsate, a tavola, in compagnia, mangiando e conversando d’altro, e magari solo incidentalmente di vino. Quasi che il vino sia il mezzo e non il fine.
Come se il Verdicchio ci possa far parlare di Luigi Bartolini, anziché di acidità fissa e profumi primari… Che idea stravagante, eh?!
Così, se ti allontani un attimo, ti accorgi di ciò che stavi diventando… Della mutazione stessa del tuo linguaggio. Tipo ripetere cento volte “minerale”? Perché? Che senso ha? E macerazioni, solfiti, tannini, pratiche biodinamiche… Tutto bello, ma il punto è che si finisce inesorabilmente col perdere la verità del vino, dei gesti, delle persone.
E quel che è certo è che non sono tornato a vivere in campagna per ripetere la litania del “minerale” con qualche fighetto esaltato dalla moda dei vini naturali.
Una via ci dovrà pure essere per restare “naturali” fra di noi. Per restare umani. Per aprire una boccia di vino a tavola senza ottocentomila sovrastrutture mentali.
Insomma, buon Vinitaly a tutti.

By Corrado Dettori

“Una coniuge che pensava di essere ben maritata”

Qui Johnmaymard fa a pezzi qualche luogo comune sulle banche che non prestano soldi alle povere Piccole Medie Imprese.

 Il motivo è che ai conti falsi dell’impresa ormai credevano tutti, l’imprenditore per primo, immerso in una sorta di second life, una seconda vita virtuale, fatta di profitti inesistenti, di prelievi consistenti, di una coniuge che pensava di essere ben maritata. La richiesta di nuova finanza è stata così motivata: “non posso rimanere senza soldi, mi portano via la casa a *** mia moglie mi lascia ed io cosa faccio?“.

Va a finire che il Ministro Catania quatto quatto riesce davvero a far passare l’Art. 62

… ieri sera alla Commissione Industria del Senato l’art.62 del decreto liberalizzazioni, è passato quasi indenne attraverso il fuoco tutt’altro che amico degli emendamenti presentati dai parlamentari sensibili alle ragioni della Gdo. Resta la forma scritta del contratto (per evitare che si cambino le carte in tavola) come prevedono, tra l’altro i regolamenti europei, e restano i termini di 30 e 60 giorni (rispettivamente per i prodotti freschi e conservati) con l’unica differenza che si contano dalla data di presentazione fattura (non dalla data di consegna della merce). Unica concessione: le nuove regole entrano in vigore tra sette mesi e questo anche per dare il tempo al Mipaaf di preparare un decreto applicativo a prova di qualsiasi obiezione e di qualsiasi ricorso. Perché la Gdo venderà cara la pelle. E lo ha confermato stamattina lo stesso ministro Catania che, annunciando al workshop di Ismea e Unioncamere su “Credito & Agricoltura” il buon esito del voto in Commissione (domani il testo va in aula) non ha nascosto le sue preoccupazioni e ha rivelato alcuni particolari molto istruttivi sull’iter parlamentare dell’art. 62: “Quando ho visto la reazione dei lobbisti della Gdo,  Federdistribuzione e Lega Coop, mi sono davvero allarmato. Se fosse passato quell’emendamento sul “diverso accordo tra le parti” tutto il potenziale innovativo della riforma, forma scritta e termini perentori di pagamento, sarebbe stata cancellata. Debbo confessare che ho fatto un gran lavoro: ho parlato e riparlato con il relatore e con tutti i membri della Commissione di Palazzo Madama. E rifarò lo stesso alla Camera”. “Non sono un nemico della Gdo” conclude Catania “ma il mio compito è difendere i produttori agricoli in una fase difficile dell’economia. Se sono vere le cifre che ha fornito Conad l’art.62 libera 3 miliardi di euro di cash flow a vantaggio dei fornitori agricoli. Per questo vigilerò anche alla Camera”.

By Gambero Rosso

‘E nata l’Accademia degli Alterati

Anch’io da questo piccolo pulpito vorrei dare il massimo risalto alla nascita dell’Accademia degli Alterati, piccolo gruppo di simpatici sciamannati in vena di cazzeggio libero e libero pensiero, complimenti !

Il vino simile ad un feto

“… ma già nel 1997 sperimentai la gestazione del mosto in anfore georgiane, trattate con cera d’api e interrate come si fa da cinquemila anni.

Il vino simile ad un feto ha bisogno del ventre materno, di un utero per poi passare in grandi botti, crescere nell’arco di sette anni e continuare a viverne in bottiglia altri quarantanove. Mettere prima il vino nell’anfora permette a questo di respirare e fermentare alla temperatura costante della terra, senza l’aggiunta di lieviti che equivalgono ad una fecondazione artificiale.

Se la vite sta alla terra il vino sta alla terracotta, all’anfora e quindi ancora alla terra.”

Così parlò Josko.

 

Sangiovese,figlio di un territorio ideale

Una bella intervista di Francesco Falcone a Maurizio Castelli di cui non mi ero accorto e che invito a leggere per intero, una gran bella lezione sul Sangiovese.

“…
FF: mi racconta cos’è il sangiovese per lei? 



MC: il sangiovese è un vitigno antico, estrusco, generoso, che occorre tenere a bada, che va fatto soffrire più di altre uve: solo così può dare qualità. E’ sensibile ai cambi di direzione, di esposizione, di suolo; vive in stretta simbiosi con il proprio terroir, ma proprio per questo ne è profondamente condizionato. Un po’ come il pinot nero in Borgona e il nebbiolo nella Langhe (dove però da secoli esistono vini da monovitigno e dunque una serie di cloni e di studi pronti a sostenere qualsiasi scelta agronomica), dona vini piuttosto austeri nei profumi (che si arricchiscono nella fase terziaria della loro vita) e ha poca stabilità nel colore, un fattore che lo predispone a invecchiamenti precoci. In un periodo in cui il modello di riferimento mondiale era quello bordolese, soprattutto negli anni 80/90, questi limiti (se di limiti si può parlare) sono stati colmati accompagnandolo con uve dotate di più intensità olfattiva e di maggiore stabilità colorante. 



FF: nel Chianti Classico può offrire risultati sensazionali, è la storia che ce lo insegna. Tuttavia il numero di Sangiovese in purezza è ancora limitato. Come mai? 



MC: senza dubbio questa varietà ha grandi esigenze agronomiche e impone una notevole disciplina nella gestione. Su colline come quelle del Chianti Classico può dare risultati straordinari sia sul piano della finezza di espressione (la florealità e la mineralità dei profumi), sia dal punto di vista tannico (per intensità, ritmo e grana), sia in termini di longevità (in alcuni casi eccellente). Ma tutto ciò si ottiene solo a prezzo di cure scrupolose, frequenti e diverse da vendemmia in vendemmia. …”