
Il commissario europeo all’agricoltura, Mariann Fischer Boel, ha spiegato che il settore agricolo dovrà cambiare in modo radicale per fronteggiare la sostanziale riduzione degli attuali 45 miliardi di euro annui di aiuti agricoli prevista per il dopo 2013, che comprenderà l’abolizione di quasi tutte le misure distorsive del mercato. Annunciando cambiamenti epocali per la molto criticata politica agricola comune, Fischer Boel ha dichiarato :” Penso che tutti sappiano che ci saranno meno soldi disponibili… perciò è necessario discutere con Stati membri e agricoltori su come adeguarsi. Ritengo che ci sarà un aumento nel numero di agricoltori part time. Continueranno a vivere nelle campagne, ma avranno bisogno di un reddito al di fuori del settore agricolo”. Allarmato da queste dichiarazioni, dato che non saprei che altro lavoro inventarmi e neanche quando eventualmente poterlo fare, ho telefonato a mio fratello Alessandro, che ne sa sempre una più del diavolo, che mi ha detto:” Stefano ,non ti preoccupare, ci sono sempre due lavori che donne e uomini possono fare con successo senza averli mai praticati: la prostituta e il giornalista sportivo”.




Succede, qualche volta, che venendo a sapere che sono un produttore di vino, qualcuno mi chiede qualche consiglio su come lavorare in vigna per ottenere un prodotto migliore. ‘E successo qualche giorno fa all’azienda agricola di Fabio a Dovadola, un posto bellissimo del nostro appennino a pochi chilometri da Castrocaro Terme, 150 ettari a circa 300 m. s.l.m., con vacche e vitelli di razza romagnola, cavalli da salto, pecore e capre varie e naturalmente una vigna di Sangiovese di sei anni. A parte i sesti d’impianto effettivamente un po’ troppo larghi il resto era una bellezza:
esposizione in pieno sud con orientamento dei filari nord-sud, terreno calcareo-argilloso un po’ sottile con tanta roccia sotto, potatura a guyot, poca vigoria quindi poco legno, inerbimento nell’interfila e lavorazione meccanica sotto le viti, nel 2006 la produzione per ettaro è stata di circa 50 quintali con un grado alcolico potenziale di 13°,70. Insomma tutto quello che un produttore vorrebbe per portare in cantina un’ottima uva senza poi doversi sforzare più di tanto, dato che, per esempio, non viene fatto neanche il diradamento. Il problema è che essendo la fossa di scarico di una cantina sociale la destinazione finale di tutto questo ben di Dio, i consigli non dovevano essere finalizzati ad un miglioramento della qualità ma ad un sostanzioso aumento della quantità di uva prodotta, che nel caso specifico è anche impresa ardua data la naturale vocazione alla qualità. Peccato, un’altra occasione persa per fare del buon vino.

