Enologica 2010, il Sangiovese di Romagna e tutto il resto

Venerdì 19 novembre alle 18, presso i padiglioni della Fiera di Faenza, parte Enologica 2010, la più grande rassegna mondiale di vini emiliano-romagnoli. Cento e passa produttori saranno lì pronti a sbicchierare il meglio dei loro vini, autoctoni o internazionali, bianchi o rossi, fermi o frizzanti, secchi o dolci, naturali o sintetici, con solfiti aggiunti o solfiti indigeni, fermentati in acciaio o in vasche da bagno, etc, etc… Quando poi vi sarete stancati di questi, Giorgio Melandri, mente e cuore della manifestazione, giustamente preoccupato della visione ristretta del mondo del vino che purtroppo molti produttori ed appassionati della zona  hanno, attraverso un percorso pedagogico-educativo, dà la possibilità di assaggiare un vero campionario di vini extra-regione: champagne, vini naturali, chablis, vini bianchi macerati, aglianico, gewurtztraminer, vini dell’Etna, grenache, cannonau, supertuscans e addirittura australiani. Non dite poi che non ve l’avevamo detto.

Un bel libro sui vignaioli emiliano-romagnoli

Se per caso nelle librerie vi casca l’occhio su un libro che ha una copertina come questa, in un bel formato 30×30, con tante belle foto, non andate subito a vedere il prezzo, se no vi impressionate, ma sfogliatelo un po’, tenetelo fra le mani, sentite di che carta è fatto e sbirciate fra le pagine: si tratta di “L’Emilia e la Romagna: terre di vini e di confini” di Andrea Zanfi con le foto di Giò Martorana. Il libro fa parte della collana “Le grandi aziende vitivinicole d’Italia” della Carlo Cambi Editore che i due curano ormai da una decina d’anni. Vi sono descritti in una specie di galleria i ritratti di 65 vignaioli emiliano-romagnoli da Piacenza a Rimini (ovviamente ci siamo anche noi)  attraverso le parole di quel “cinghialone maremmano” di Andrea Zanfi e l’occhio siculo di Giò Martorana. Per chi se lo potrà permettere, buona lettura.

Un Masnaghetti d’autunno

L’autunno è tempo di guide e come d’incanto il mondo del vino si trasforma in un’enorme vignetta di Jacovitti. C’è quello con le ruote al posto delle gambe. C’è quello con i mutandoni e i pesci dentro. C’è quello mezzo uomo e mezzo cavallo. E c’è pure il vigile col fischietto (più d’uno per la verità). E tutti parlano e tutti commentano (sacrosanto diritto, ci mancherebbe). Poi ci sono quelli che le guide le scrivono. Alcuni se ne fanno un baffo. Altri si inalberano. Altri ancora dicono” sì d’accordo, ma devi guardare l’opera nel suo insieme” (anch’io ci ho provato ma è una battaglia persa). E poi ci sono quelli che i punteggi, i bicchieri e altra chincaglieria li buttano dalla finestra urlando : basta ! Salvo poi scendere in strada, dare una spolveratina a quanto hanno buttato e far rientrare tutto dalla finestra. Però comunque, se vuoi avere visibilità, di (pseudo)classifiche e di premi non puoi fare a meno. Se invece della visibilità ti importa meno, vedi il caso di Enogea, i punteggi e le classifiche servono comunque. Non per soddisfare le proprie frustrazioni, ma semplicemente per mettere ordine. Niente di più. E poi che ognuno ragioni con la propria testa.

Editoriale del n. 33 di Enogea, II serie, by Alessandro Masnaghetti.

Di facile beva

Abbiamo finito oggi di svinare l’ultima vasca di sangiovese, era sulle bucce dall’11 ottobre e nessuno dica che qui si sovraestrae. Comunque per un giudizio sintetico ma efficace sulla vendemmia di quest’anno facciamo un copia incolla di quello che ha scritto l’amico Michele Satta sul suo sito, così tanto per dire che il mondo è piccolo.   

 Era ora! Mai come quest’anno abbiamo desiderato di portare in cantina velocemente tutta l’uva.
La vendemmia, non facile per la presenza di infezioni di funghi e le frequenti piogge a intervalli di 4/5 giorni, ci ha fatto sospirare. Non era auspicabile lasciare l’uva esposta a una stagione così autunnale, e quindi alla fine è andata bene. Pur senza raggiungere vette memorabili (anche in caso di vigneti ben tenuti e sani non c’è stata grande concentrazione di sapori e succhi) la qualità aromatica è stata buona.
Forse quelli che stanno rivalutando i vini freschi, non invadenti, di facile beva potranno trovare quel che cercavano con più facilità.

C’è poco da andar lontano ad essere primordiali, non sei bancabile

”Quello che serve all’agribusiness non è tanto una banca focalizzata solo su quello, ma che conosca il mondo, gli altri settori, che possa fare da ponte tra agricoltura e universita’, trading, finanza, con strutture dedicate”.
Lo ha detto Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, intervenendo a Firenze al convegno ‘Il valore della filiera agroindustriale. Un’opportunità di crescita”.
L’agricoltura, ha infatti rilevato, ”ha bisogno di inserirsi in filiere, mercati internazionali, nel settore della ricerca” e qui sta il ruolo strategico di una banca che ”fa da ponte”.
A proposito del settore dell’agribusiness, Passera ha rilevato che ”è un pezzo importante del nostro Paese”, una ”opportunità di crescita” ma con ”grandi vincoli” e problemi.
In particolare la piccola dimensione delle imprese, perche’ ”con questa dimensione delle aziende agricole c’è poco da andar lontano”. Tra l’altro, ”l’85% delle aziende non produce un bilancio, e un’azienda che non produce bilancio è primordiale rispetto alla bancabilità. Noi vogliamo imparare a fare i banchieri del mondo agricolo, ma il credito è una responsabilità forte e si basa su cose serie: piani, risultati, garanzie”, oltre che sulla ”conoscenza diretta delle aziende”.
A questo proposito, Passera ha rilevato la necessità, in ”certi casi” di ”dotarsi di strutture dedicate” perche’ in un ”settore così difficile servono persone e competenze dedicate”.

By Teatro Naturale

Promemoria per un rilancio aziendale

  1. Convertire l’azienda al biologico, anzi al biodinamico, meglio ancora, per minimizzare l’impatto umano sulla natura, non fare niente e sperare che a novembre magicamente le botti siano piene di buon vino; per questo contattare al più presto la Fata Turchina. Vendere anche tutti i trattori ed acquistare una bella coppia di somari bolsi dall’amico Antonio.
  2. Vendere tutte le barriques e i tonneaux a favore di botti grandi, 300 ettolitri minimo, possibilmente di rovere di Slavonia ( telefonare a Cristiano) proveniente da boschi equi e solidali: se non si trova niente del genere meglio vasche in cemento anni sessanta che il vintage è sempre di gran moda.
  3. Fare vini freschi, freschissimi, taglienti, poco colorati e poco alcolici, senza solforosa aggiunta. Ricordarsi che un po’ di riduzione è sempre apprezzata. Se proprio si deve fare una chiarifica utilizzare uova di giornata di galline nostrane allevate a terra nella riserva naturale di Sasso Fratino.
  4. Smettere di fare lo chardonnay che non è autoctono e quindi non viene buono e non è degno di essere nominato nelle guide. Meglio sarebbe abbattere la vigna ma  se proprio non si resiste alla tentazione occorre macerarlo sulle bucce almeno sei mesi. Se poi l’acidità volatile rimane sotto 1 gr/l alzarla con dell’aceto balsamico di Modena IGP ( telefonare Alberto per consigli).
  5. Mettere in produzione almeno un vino frizzante a base sangiovese, possibilmente rosato, con un bel perlage ed un affinamento sui lieviti di almeno dieci anni. Il nome potrebbe essere o Bollivese o Sangiollicine ( telefonare all’Accademia della Crusca ).
  6. Praticare a ristoratori ed enotecari sconti in merce che siano veramente interessanti: per esempio un bel 5+10 sarebbe molto più allettante e convincente del classico ed ormai obsoleto 5+1. Emettere i pagamenti con ricevuta bancaria senza spese e con scadenza a 365 giorni fine mese per non avere sulla coscienza la chiusura dell’attività di un cliente a causa delle nostre richieste di pagamento  eccessivamente assillanti.
  7. Quando, nel giro di qualche mese, l’azienda girerà al meglio, vendere al primo che  offre una cifra ragionevole e comprare una bella tenuta sull’Etna, l’unico posto nel mondo dove se fai un vino sei poi sicuro di venderlo, magari sulla linea di discesa dell’ultima colata lavica per avere una vera mineralità e fare un vino finalmente estremo ed eroico. Telefonare all’amico Frank  Cornelissen per le dritte del caso.