Winesurf su Vini ad Arte

Vini ad Arte a Faenza: un Romagna Sangiovese Riserva 2016 molto meno… riservato

di Giovanni Solaroli su Winesurf

Le poche, rarissime volte che non sono andato a Vini ad Arte, alias Anteprima del Romagna Sangiovese, è stato solo per via di una malsana abitudine a trascorrere un paio di mesi invernali, a volte anche tre, in qualche paese sperduto nel globo terracqueo.

A questa edizione, la quattordicesima,  ho invece partecipato in qualità di R.U.I.S.M.M.E.C.* per Winesurf.

L’anteprima romagnola si tiene, come sempre, al termine di quelle toscane che, partendo con i Chianti Lovers, passa per San Gimignano, la Leopolda, Montepulciano e si conclude infine con Montalcino, lasciando in vita ben pochi superstiti.

Solo pochi infatti, per lo più robusti Vikinghi e Andrea Gori, escono indenni dagli assaggi dei circa 23.457 vini. Un numero approssimativo, che non tiene conto di eventuali riassaggi.

In una cornice più rilassante e distensiva, quasi del tutto priva di agonismo prestazionale, è invece la kermesse Vini ad Arte, che si svolge al Museo Internazionale delle Ceramiche a Faenza.  Onestamente per noi giornalisti degustare al M.I.C. è sempre un piacere, anche per via della possibilità di ammirare molte opere d’arte ceramica che sono, peraltro, il vero vanto della cittadina romagnola.

Il programma per la stampa prevedeva sostanzialmente due giornate: la domenica dedicata agli assaggi dei vini in anteprima con possibilità di proseguire con un “walk around tasting”  (vale a dire “assaggi ai banchetti dei produttori) preceduta da un piccolo ed utile seminario, e il lunedì con visita alle cantine e presentazioni di un certo numero di aziende con i rispettivi vini.

Al pubblico è stata  riservata una parte, a mio avviso troppo breve, la domenica pomeriggio, mentre la giornata del lunedì, come di rito, per i soli operatori del settore. Ma vediamo passo per passo le novità.

Il seminario.

Quest’anno gli organizzatori hanno cercato di fare qualcosa che potesse essere più utile ai giornalisti. Qualcosa di immediatamente fruibile alla comprensione dei vari territori e dei loro vini. Quindi niente lunghe presentazioni sui massimi sistemi, sull’export e sui consumi, sulla geologia, ma poche slides con numeri essenziali e un focus sull’andamento stagionale e vendemmiale, elementi indubbiamente utili ad un approccio più consapevole all’annata.

La presentazione delle MGA quest’anno è stata affidata a delle clips, dei mini filmati di un paio di minuti nei quali un produttore-attore ha descritto le caratteristiche essenziali della propria area e dei vini. Il tutto per la durata di un’oretta: utile e istruttiva.

Un elemento che mi ha sorpreso parecchio è stato constatare che il numero di bottiglie con la rivendicazione della MGA, è passato dalle 85.000 dell’annata 2015, alle 380.000 del 2016, partendo da una produzione di uve tutto sommato identica. Un buon segnale che indica una volontà di comunicare una propria zona in modo più preciso. Certamente una cosa non facile, visto che sinora l’omogeneità stilistica, all’interno delle sotto zone, scarseggia. La parte del Leone la fanno le MGA Bertinoro (che può usarla solo per la Riserva) Modigliana e Predappio.  In ogni caso, tra Riserva MGA ed MGA, si parla del solo 3%  di tutto il Sangiovese doc.

Le annate in degustazione

Una premessa a questo punto è doverosa: per annata in anteprima si deve intendere il 2016, millesimo di cui vengono presentati i Sangiovese Riserva.

Data l’esiguità dei campioni, una trentina già imbottigliati in via definitiva, gli organizzatori presentano anche molti sangiovese superiore e sangiovese con MGA di altre annate, 2017 e 2018. Per rimpolpare ulteriormente  la lista dei vini, ed eventualmente dare la mazzata finale ai pochi sopravvissuti alle anteprime toscane, in assaggio c’erano anche una ventina di albana secco e una decina di albana passito. Oltre naturalmente una quindicina di sangiovese annata 2015. Infine, solitario come la particella di sodio dell’acqua Lete, un campione dell’annata 2013, del quale per pudore non riveliamo il nome.

Di un totale di 122 vini, forniti da una cinquantina di aziende, ne ho assaggiati 45. Per l’esattezza 34 dell’annata 2016, e 11 dell’annata 2015. Appena sufficienti per ricavare una prima impressione. Ma vediamo le caratteristiche dell’annata in esame, così come esposte nell’intervento di Maria Cristina Geminiani, produttore di riferimento assoluto.

“Un inverno decisamente mite e scarso di precipitazioni, sia piovose che nevose, ovunque ha sollecitato una partenza anticipata della ripresa vegetativa con un germogliamento precoce, quasi due settimane prima rispetto alla media delle ultime annate. Le precipitazioni, che si sono verificate copiose fra la fine di febbraio e marzo, hanno ribaltato la tendenza siccitosa anticipata dall’inverno: le temperature si sono abbassate e la vite ha cominciato a rallentare la sua crescita.

Questa alternanza di piogge a periodi di sole limitati si è protratta fino a giugno inoltrato. Questo anticipo ha messo a rischio “gelate” alcune zone fra quelle più precoci, dove in alcuni casi si sono verificati danni sensibili.

Nel mese di luglio si è verificata una forte ondata di caldo, con assenza di piogge ed alto tenore di umidità che grazie alle falde freatiche ricche di acqua non ha causato fenomeni di stress idrico. L’invaiatura è cominciata con leggero ritardo e le piante hanno sensibilmente prolungato la loro attività vegetativa.

Nel mese di agosto la vendemmia ha trovato un forte alleato. Le temperature elevate associate ad eccellenti escursioni termiche, alcune piogge cadenzate  e scarsa umidità, hanno stimolato la pianta a completare l’invaiatura e indirizzarsi verso una buona maturazione.

La vendemmia è cominciata in ritardo rispetto alle annate precedenti, riportando un po’ i tempi di raccolta ad annate lontane, in abbinamento ad escursioni termiche ancora importanti e a uve sane.

Anche le zone ad altitudini più basse, che nelle ultime annate hanno lottato più drasticamente col grande caldo, si sono trovate a vendemmiare uve di buona maturazione, senza eccessi di zuccheri e acidità troppo basse, con un equilibrio consistente fra frutto e tannino.

Nel complesso una vendemmia facile, con vini di bella espressione fruttata associata a tannini anche importanti, soprattutto per i vini di alta gamma. Tannini ben maturi che lasciano intravedere nei vini un’ ottima capacità di evoluzione nel tempo.”

I vini: Riserva o titolare?

Oltre ai vini, un altro elemento di grande gioia che si prova nel partecipare alle anteprime, sta nel fatto che si incontrano colleghi con i quali confrontarsi. Quest’anno ad esempio ho apprezzato molto il confronto con due giornalisti scandinavi e con una giovane ma abile degustatrice italica. Un confronto avuto su una decina di vini solamente, ma che mi ha confermato quanto possano essere diverse le sensibilità sui tannini e sulla percezione di amaro nei vini che, nel caso dei nordici, è davvero molto alta. Il ché porta inevitabilmente a valutazioni finali diversissime.

Ciò detto, e ritornando ai Riserva 2016, l’elemento più evidente è che non c’è un elemento realmente evidente. Cosa voglio dire? Partiamo dal colore e dai profumi: sarebbe lecito attendersi differenze cromatiche tra zone alte su marne arenacee e zone dove dominano le argille o le sabbie, invece i colori sono molto simili.

Anche dal punto di vista dei  profumi c’è una grande pulizia, con pochi campioni eccessivamente “oaky”, ma quasi tutti piuttosto chiusi e restii ad esprimersi con le caratteristiche note fruttate dei sangiovese di Romagna, probabilmente un aspetto dovuto all’imbottigliamento  recente.

Quindi, molta pulizia, delicatezza aromatica e qualche occasionale accenno di surmaturazione. Un deciso passo avanti rispetto al passato. L’assaggio vero e proprio, ma ricordate che è riferito sempre e solo ai Sangiovese riserva,  mantiene questo aspetto di maggior coesione tra aree produttive molto differenti. C’è più frutto e tannini maturi e dolci in vini che di solito sono più aspri e aggressivi e c’è più tensione e freschezza in vini che di solito sono più opulenti e pesanti.

Si affaccia quindi, in maniera più manifesta del solito, un’idea meglio definita del Sangiovese romagnolo in versione riserva, che deve esprimere bene il frutto, contenere il tannino e mantenere salda la freschezza acida. Nei 2016 c’è senza dubbio meno legno e usato meglio, meno vitigni complementari, meno doping sulla parte aromatica e una accortezza tannica decisamente migliore.

Merito dell’annata? Boh, e chi lo sa! Vedremo nel corso dell’anno con i prossimi assaggi come si comporteranno i vini, dopo un supplemento di bottiglia.

Ancora una nota a margine, ma poi mica tanto: se è vero, come già scrissi, che ai produttori romagnoli non difettano impegno e volontà nella ricerca di un’identità più definita, è altrettanto vero che la Romagna è nota a pochi e che per il mondo dei consumatori sia la Toscana la patria del sangiovese. Quale opportunità allora si dovrà offrire ad un consumatore straniero, o da fuori regione, perché scelga una referenza Romagnola invece di una Toscana? E’ questa la vera questione a cui trovare una risposta soddisfacente, convincente e conveniente.

Un ringraziamento di cuore a chi, produttori, agenzie stampa, istituzioni, sommelier di servizio, ha speso energie, tempo e denaro, per dare a noi la possibilità di scrivere e informare.

Hasta la pròxima vez!

 

*R.U.I.S.M.M.E.C: Redattore Unico In Sostituzione Macchi Ma Estremamente Competente

Pubblicato da Stefano Berti

vignaiolo

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