Proprio ieri mi è arrivato un invito di Porthos Enologie a partecipare ad un incontro a Milano dal titolo quanto mai chiaro:”I vini naturali”. Io di solito sono piuttosto calmo e tendo a non reagire d’impulso ma adesso questa storia mi ha un po’ seccato (rotto, stancato, alterato, irritato). L’aggettivo “naturale” deriva dal termine “natura” che come da definizione del vocabolario Treccani significa “il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate
che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi”. Quindi una volta che siamo d’accordo su questa cosa, direi piuttosto inconfutabile, non mi sembra che al prodotto vino possa essere accostato l’aggettivo “naturale”, oltretutto mi sembra che già al vigneto sia impossibile attribuire questo titolo visto che per la sua realizzazione è assolutamente necessaria la mano dell’uomo, quindi se non possiamo chiamare così l’uva non vedo perchè dovremmo farlo col vino che è un prodotto derivato. A questo punto vorrei quindi rivolgere un appello e fare contemporaneamente una minaccia: invito a non aggettivare più il vino come “naturale”, chiamatelo biologico, biodinamico, ultraterreno, spirituale, cosmico, originario, sincretistico, figlio della terra, selvaggio, libero, gaio, etc … insomma usate la fantasia come più vi piace. La minaccia invece è che chi non seguirà questo mite e amichevole consiglio sarà denunciato al Gran Giurì dell’Accademia della Crusca per vilipendio e grave offesa della lingua italiana e per uso e abuso di termini impropri con l’aggravante di concorrenza sleale violenta e continuata a danni di terzi. Non stiamo scherzando e non dite che non vi avevamo avvertito.
Author Archives: Stefano Berti
18 maggio 1986, just married
Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?
Mentre aspettiamo che dopo il nostro primo (tardivo?) trattamento anticrittogamico la peronospora flagelli i nostri vigneti, come la peste il popolo nei Promessi Sposi, e che l’oidio si abbatta sui nostri grappoli, come la mannaia sul collo del condannato, urge fare un’importante comunicazione di servizio: quando quest’anno in autunno correrete curiosi in libreria per comprare le
nuove guide dei vini ( di solito le cinque o sei più importanti si comprano tutte facendo un piccolo mutuo in banca) e ansiosi andrete subito a cercare l’azienda agricola Stefano Berti per sapere quali sono stati i giudizi dei curatori sulle nuove annate in uscita, se ci siamo meritati dei Tre Bicchieri, dei Cinque Grappoli, delle Chiocciole o delle Stelle e con grande stupore vi accorgerete che non ci siamo, non vi preoccupate e non cadete nello sconforto, siamo ancora vivi e lottiamo insieme a voi, semplicemente abbiamo deciso di non mandare più i campioni di vino per gli assaggi a tutte le guide dei vini che come ogni anno, ad iniziare da 2000, li avevano richiesti. Vogliamo essere chiari e dire che non siamo in polemica con nessuno, anzi ringraziamo tutti i curatori che in questi tredici anni si sono presi la briga di assaggiare i nostri vini e di darne un giudizio il più possibile oggettivo: vorrei citare Fabio Giavedoni, che fu il primo a venire in azienda a conoscerci e a presentarsi, Francesco Falcone, che quando venne qui non aveva ancora mai messo il naso in una vasca in fermentazione, Simone Zoli, che aprì il Don Abbondio quando anche noi si cominciava, Luigi Veronelli, che la prima volta che chiese i campioni voleva pagarli, e poi ancora il Masna, Giorgio Melandri, Remo Camurani, Andrea Spada e tanti altri che ora mi sfuggono. Diciamo che dopo tredici anni questo gioco non ci diverte più come all’inizio e quindi pensiamo che sia giusto lasciare il posto ( le pagine?) ad altri che hanno ancora voglia di divertirsi. Quindi, alla fine, la sostanziale tragica conseguenza di questa nostra decisione è che se qualcuno ancora vorrà sapere come sono i nostri vini dovrà rischiare di suo, andare a comprarsi una bottiglia e ficcare personalmente il naso nel bicchiere accollandosi la pesante responsabilità di dire se gli piace o non gli piace, se valeva o non valeva la pena di spendere quel pugno di euro in un vino di Berti.
Vini ad Arte 2013 again
Vini ad Arte 2013
Si terrà dal 5 al 6 maggio 2013 presso il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza l’ottava edizione di “Vini ad Arte”. Quest’anno gli organizzatori, che ricordo sono il Convito di Romagna e il Consorzio Vini di Romagna, hanno deciso di dedicare la prima giornata a tutto il pubblico dei comuni mortali dalle 15 alle 19,30 con un banco unico gestito dall’AIS e dal Consorzio Vini di Romagna, mentre il lunedì sarà la giornata dedicata al pubblico professionale e ai giornalisti con la presenza in carne ed ossa dei produttori. Anche noi ci saremo col Bartimeo, che ha già in etichetta la menzione geografica “Predappio”, col Ravaldo e con l’anteprima del Calisto Riserva 2010.
Un benvenuto a Cernilli nel mondo del buon senso (ma non sarà tardi ?)
Vi copioincollo un post di Doctor Wine illuminante:
“Non mi preoccupa molto che i miei bianchi del 2012 siano esili e citrini, e per di più prodotti in quantità molto esigua, vista l’annata. Qualche italiano che li apprezzerà ci sarà di sicuro. Lì c’è gente che scambia i vini magri per vini eleganti…”. Non vi voglio dire chi ha pronunciato queste parole, che peraltro mi sono state riferite e non ho sentito con le mie orecchie. Ma chi le ha raccolte era in Borgogna, a Meursault, ed il produttore in questione fa vini in quella zona. Del resto non è tanto importante chi ha detto una cosa del genere, è importante il senso del discorso e la neanche tanto velata accusa di ingenuità che arrivava ad alcuni appassionati e piccoli importatori italiani da parte di un “vigneron bourguignon”. Ha ragione a dire cose del genere? Secondo me in parte sì. E questo perché negli ultimi anni un concetto di “bevibilità” un po’ esasperato sta facendo perdere di vista a qualche “enofilo” quello più importante di “equilibrio”, con il risultato che in alcune guide si vedono ormai vini considerati minori dai produttori, premiati al posto dei “top” di gamma. Oppure vini di annate piccole preferiti a quelli di annate più importanti. O, ancora, bianchi citrini ed esili fatti passare per straordinari esempi di eleganza, e, appunto, di “bevibilità”. Vale la pena ricordare alcuni punti, forse importanti, quando ci si avvicina al vino in modo non banale e non superficiale. Uno è che mentre i tannini “polimerizzano” e diventano più morbidi con il passare del tempo (a patto che siano maturi, ovviamente), l’acidità è fissa e resta più o meno quella che è. Il che vuol dire che un’abbondanza tannica giovanile può essere un peccato veniale, mentre un vino troppo aspro morirà senza evolvere in modo significativo questo suo aspetto. Un altro è rappresentato dal pezzo che Vinogodi ha scritto sui “bianchi sfigati” e che mi sembra illuminante a questo proposito. Solo grandissimi interpreti riescono in parte o in toto a nobilitare vitigni “piccoli” e comunque ci deve essere una vendemmia adatta, che dia luogo a vini equilibrati, a collaborare con l’intento. Perciò, capisco l’entusiasmo e le buone intenzioni di molti appassionati e/o critici in erba, ma, per favore, i vini aspri e le derive acidistiche trattiamoli come va fatto, cioè come limiti, se non come difetti. Non certo come esempi di qualità estrema da sbandierare in nome di un mal posto ideale di “bevibilità”, che in questi casi non si capisce proprio.
Il 2012 finisce in bellezza, vinte le Tre Zolle sulla Guida dei Terreni d’Italia del Gambero Rosso
Il 2012, iniziato sotto la guida del governo Monti, si è dimostrato subito tosto: tasse e tagli come se piovesse, poi il nevone di febbraio e un’estate rovente per una vendemmia bella ma complicata. Alla fine però tutte le nostre fatiche sono state ripagate e la Guida dei Terreni d’Italia del Gambero Rosso ci ha premiato con Le Tre Zolle, il massimo riconoscimento in Italia per la qualità dei terreni vitati. La commissione di degustazione ha assaggiato più di 5000 terreni in tutta Italia e alla fine i premiati sono risultati 25 di cui solo uno nella nostra regione, e questo ci rende ancora più orgogliosi del risultato raggiunto. Ecco la scheda della nostra azienda: “L’Azienda di Stefano Berti, 7 ettari in totale, è nella parte bassa del territorio di Predappio, nelle colline che degradano verso Forlì e ha due diversi terroir: uno argilloso rivolto verso Bertinoro esposto a sud ed un terrazzo fluviale sassoso che guarda la Valle del Rabbi.” Grandioso !
Grazie a tutti , Buon Natale e Buon Anno
Enologica 2012
Da venerdì 16 novembre inizia a Faenza la “maratona” di Enologica 2012, il cui sottotitolo è: “Possiamo essere rivoluzionari e tradizionali allo stesso tempo…”. Noi saremo presenti insieme ad un altro centinaio di produttori emiliano-romagnoli. Speriamo, in questi lunghi quattro giorni, di capire cos’è la rivoluzione e cos’è la tradizione e soprattutto di fare assaggiare i nostri vini a tanta gente curiosa.






