Author Archives: Stefano Berti
Consigli per combattere il caldo torrido
Se il Sangiovese lo pianta il francese
Se il mondo dell’enologia punta forte sulla riscoperta dei vini da vitigni autoctoni in purezza, gli appassionati non sembrano essere così “integralisti” in questo senso. Almeno secondo il sondaggio on-line della rivista Decanter, che ha chiesto ai lettori se i coltivatori facciano bene, o meno, ad impiantare varietà diverse da quelle autoctone. Lo spunto viene dalla notizia di alcuni vigneron del sud della Francia, che hanno deciso di puntare sul Sangiovese, varietà tanto cara alla viticultura del Centro Italia. I naviganti inglesi sembrano avere le idee chiarissime su questa “globalizzazione” in vigna: quasi la metà di loro (il 48%) crede che una percentuale di vitigni internazionali sia del tutto accettabile, a patto che non vada ad influire sul carattere di un terroir; il 38% di loro, invece, ritiene sì che non ci sia niente di meglio dei vitigni autoctoni, ma pensa che sia giusto che i vignaioli coltivino ciò che vogliono, mentre solo il 14% ritiene che il Sangiovese coltivato in qualsiasi Regione che non sia la Toscana sia un vero e proprio abominio. Insomma, una piccola percentuale di vitigni internazionali in un vigneto non può scalfire l’unicità di un territorio. Un concetto che vale anche per il vino, che del vigneto è figlio?
By Winenews
Usi alternativi del vino
“L’anno scorso aveva coltivato una pianta di girasole nutrendola con il vino rosso e facendola crescere fino a tre metri. Quest’estate ha battuto il suo record personale e ne sta coltivando un’altra che ha già toccato quota 3,70 metri e sembra destinata a crescere ancora. Il coltivatore è Gianluigi Pettenuzzo, un pensionato di 63 anni di Sospiro (Cremona) con la passione per il giardinaggio. La pianta, con due fiori di girasole, sta crescendo rigogliosa nel giardino dietro la sua villetta di via Donatori del Sangue, dove vive con la moglie Antonietta Marsella, ex bidella storica dell’asilo. “Sto nutrendo la pianta con il vino rosso da tavola che bevo abitualmente durante i pasti”, ha detto il 63enne. “Se il temporale che dalle nostre parti segna abitualmente la fine dell’estate dopo ferragosto non rovinerà questo splendido esemplare di girasole, spero di portarlo fino a un’altezza di quattro metri”.
Se il Sig. pettenuzzo invece che bere vino da tavola avesse bevuto vino DOC chissà quanto sarebbe cresciuta !
Bevi con gusto ma almeno cambia bicchiere
In questo concorso video promosso da Enoteca Italiana nell’ambito del progetto www.vinoegiovani.it con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali secondo me ci sono dei lavori un po’ vecchi come idee e come sviluppo narrativo, questa è un po’ assurda ma almeno originale, a parte il particolare del bicchiere da birra e del colore del vino che sembra un filo ossidato.
Il Sangiovese di Romagna visto da Falcone : macho, birro ma anche educato.
“Non c’è mai stato, almeno che io ricordi,un momento d’oro per la Romagna. Tutte le regioni italiane hanno vissuto, chi prima chi dopo, una fase felice, un breve passaggio sotto la luce dei riflettori. Qui invece se si escludono tre, quattro aziende ormai pienamente consacrate dalla critica, gli altri produttori per quanto capaci, rimangono ottime specialità locali, nel senso che sono apprezzati entro i ristretti confini della regione ( e talvolta della propria provincia) . Quindi un sondaggio per rilevare qual è l’immagine della Romagna del vino, oggi, dopo tutti i progressi compiuti negli ultimi dieci anni, dimostrerebbe propabilmente che per l’opinione pubblica media questo pezzo di terra posto tra l’Appennino Toscano, la Pianura Padana e l’Adriatico, è ancora un’immensa struttura balneare dove si mangia piadina e si beve “sanzves” di quarta gamma. Per fortuna l’immagine non è tutto. Qualche volta conta la sostanza, e devo dire che in quanto a sostanza il Sangiovese di questa regione ha poco da invidiare a chiunque. A volte così caliente da ricordare il “tipo” romagnolo più stereotipato ( ma che in fondo esiste): materiale, macho (leggi birro), con quel tannino ruvido e quell’espressione priva di mezze tinte. Ma nelle mani più sensibili, quelle più capaci di educarlo, di rifinirlo, di insegnargli le buone maniere, è anche in grado di tirar fuori le sfumature, l’espressività e l’armonia del grande vino. “
Dallo Speciale sul Sangiovese di Romagna di Francesco Falcone by Enogea n. 37
In Cina non vendi se non dai l’hongbao
Sull’ultimo numero de “Il corriere vinicolo” si spiega come entrare coi propri prodotti nelle grandi catene alberghiere cinesi usando metodi molto tradizionali.
“Come funziona la fornitura di food & beverage in queste grandi strutture? Chi decide? Cosa c’è nelle carte dei vini? E il cibo, è fatto di ingredienti di origine o di specchietti per le allodole? Domenico Patruno è un analista privilegiato: dopo aver lavorato per anni come primo chef in grandi strutture internazionali ora dirige il suo fortunato Ristorante Nolita a Shanghai, e dunque non ha policy da rispettare. Le sue parole però sono rassicuranti: “La cucina italiana all’estero nei grandi hotel è quella vera, fatta come se si fosse in Italia, se non addirittura con più attenzione. I prodotti vengono tutti dalle zone di origine. Ho lavorato per Hyatt, per Princess Cruise e per Starwood (al Westin di Shanghai), e in tutte e tre le compagnie ho trovato concept diversi ma sempre all’insegna della professionalità. Gli chef dei ristoranti italiani sono sempre connazionali, a meno di strutture nel profondo entroterra cinese, come Lanzhou o Nantong, dove è difficile che un piemontese o un siciliano accetti di trasferirsi, e gli ingredienti sono quelli del nostro Paese”. Per questo i prezzi sono quasi sempre un 30% più alti che negli altri ristoranti. Le decisioni su quale supplier puntare, e quale ingrediente comprare o quale vino mettere in lista di solito vengono prese nell’headquarter della struttura, dunque nei grattacieli di Pechino o Shanghai. La casa madre serve una paletta possibile di nomi, all’interno di essa poi il restaurant manager e l’F&B director del singolo hotel fanno la loro scelta customizzata. Nel Nord della Cina, per esempio, anche a causa del clima rigido, si tende a bere vino un po’ più forte, tannico e robusto, dunque i responsabili del ristorante locale, all’interno del portfolio fornito dalla casa madre, sceglieranno questa tipologia di etichette. I colleghi del Sud invece opteranno per vini di beva più facile. Dunque gli uomini chiave anche nelle grandi strutture alberghiere saranno sempre il restaurant manager e l’F&B director. Non a caso spesso questi vengono omaggiati con “hongbao” (letteralmente “busta rossa”, la consolidata abitudine di dare un pourboire in denaro), o con dei coupon viaggio per fare un po’ di vacanza gratis. Ma ovviamente questo si deve dire sottovoce. In merito alla politica dei prezzi: di solito la casa di distribuzione fa uno sconto tra il 2 e il 5% al procurement center dell’hotel. Poca roba. Più che sconti si tende a fare bonus in regali come bicchieri, box, oggetti del marketing.”
Se tu avessi un campo vuoto cosa ci metteresti di intelligente ?
Regalie obbligatorie e facoltative
“… Uova al mese 12. A Pasqua uova 24. Vietato portare tutte le uova dell’annata in quel mese che costano poco. N° 8 galline dell’aia nei mesi d’estate. N° 8 galline per Sant’Antonio (Gennaio). N° 6 capponi per Natale.
N.B. Sono facoltativi i piccioni, l’olio e il vino santo. “
Da una stima del 28 gennaio 1940 per la vendita del podere.
Il peso delle guide
Mi è capitato di leggere, con molto ritardo rispetto alla sua pubblicazione, una ricerca di Unicab-Axiter presentata al Vinitaly 2011 col contributo di Verona Fiere ,in cui si parla dell’impatto della crisi sul vino italiano. Fra le varie tabelle presentate ce n’è una in cui si evidenziano le caratteristiche di un vino per avere successo:
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Territorio d’origine 79 %
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Qualità intrinseca 63 %
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Forza del brand 53 %
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Prezzo competitivo 47 %
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Rete commerciale 37 %
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Tam-Tam dei foodies 26 %
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Stampa e giornali di settore 26 %
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Blog e siti internet 16 %
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Partecipazione alle fiere 11 %
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Sommelier 11 %
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Stampa e tv generaliste 0%
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Guide 0 %





